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italia.it chiude – Il flop di un sito web costato 45 Milioni di Euro

italia.it chiude: il sito degli sprechi, costato oltre un milione e mezzo di euro, decide di non mantenere la coerenza con cui e nato chiude definitivamente, bruciando così un assurdo e inutile investimento ovviamente prelevato in modo forzoso dalle tasche degli Italiani.

L’ennesimo progetto/bufala, derivato da scelte assurde sia a livello tecnico che economico, dimostra a malincuore che tutte le critiche ricevute sino ad ora erano corrette.

Italia.it nasce per essere il biglietto da visita delle bellezze Nazionali, la “vetrina dell’Italia nel mondo”. Lanciato nel 2007, ha esordito con un numero da illusionisti degno dei più grandi, da Dynamo a Harry Houdini, facendo sparire, o meglio illudendo che sarebbero stati necessari per la sua realizzazione ben 45 milioni ( si, QUARANTACINQUE MILIONI) di euro, grazie ad un finanziamento erogato a suo favore.

Anche se le cifre che la rete riporta sono discordanti (si va da 22 MILIONI a 60 MILIONI), ciò non toglie che il risultato è analogo: un patrimonio, sia in denaro che a livello di occasione culturale sprecato e buttato al vento.

Nel 2004, dopo aver preso il nome del dominio, registrato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è iniziato il suo sviluppo, che dopo tre lunghi anni ha dato la luce alla prima stesura. Non è stato un evento felice: migliaia di critiche, appunti, spesso offese, anche per via del risultato oltre che per lo start-up. Infatti, nonostante un budget che avrebbe permesso a centinaia di aziende italiane di mantenersi per anni, riesce ad essere un prodotto “mediocre”, pieno di imperfezioni, bug ed errori. Non tardano le critiche anche dall’estero, visto il risultato e l’eco mediatico che riceveva.

Nel frattempo il portale viene aggiornato, rivisitato e revisionato, con altre iniezioni di denaro pubblico, ma nonostante ciò non decolla e non diventa neanche lontanamente il punto di arrivo dei turisti in Italia.

Il risultato a 10 anni dalla sua nascita ( il dominio era stato registrato nel 2004) e tragicomico: dopo una spesa complessiva di circa 60 milioni di euro, l’Espresso pubblica qualche indiscrezione sullo stato del progetto. Le voci raccontano un progetto che sta per spegnersi, e i suoi dipendenti senza stipendio da da Febbraio.

Come riporta ancora l’Espresso sul suo sito web, nonostante il direttore editoriale di Italia.it, si sia adoperato per rivoluzionare il portale, ora preannuncia le dimissioni, al seguito di chi lo ha anticipato fra alcuni suoi collaboratori facendo le valigie e intentando causa per i sei mesi di arretrati.

Come sembra riportare anche Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, all’Italia il sito non serve più un “italia.it”.  Se vogliamo hanno anche ragione, dato il risultato ricevuto. E anche vero che in quest’ultimo periodo il sito era finalmente diventato utilizzabile oltre che utile, ma ciò non è bastato per cancellare ciò che è stato: un assurdo e apocalittico spreco di denaro.

Il 2015 sarà l’anno della verità per Italia.it: infatti il dominio scade in tale data. Se il progetto, che ormai ha sprecato un’incredibile quantità di denaro a fronte di un risultato che non può essere neanche ragionato, non troverà forti motivazioni per restare in piedi potrebbe chiudere i battenti proprio in quel periodo. Sarebbe l’ultimo colpo sferrato al buon senso di un paese spesso vittima di episodi come questo. E sarebbe il peggio ricordo dell’ “Italia sul web” nel mondo.

C’e’ ancora un’ultima spiaggia per italia.it:  il ministro Franceschini sta rivoluzionando l’interno del MIBACT, e potrebbe succedere che venga assorbito anche Italia.it, rispolverandone la funzionalità di “centro prenotazioni” per il turismo in Italia. Incredibilmente, anche in quest’ultima occasione, il problema è il denaro necessario per poter attuare tale iniziativa.

Staremo a vedere se l’italia avrà una nuova “italia.it”.

 

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Su Fabio Serra

Tutte le grandi idee sembrano sbagliate ad un fallito. È sempre un'ottima idea testare le proprie idee su di un fallito per assicurarsi che non gli piacciano.

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