Cultura e Territorio

Arciere Nuragico di “grutti acqua”

L’arciere nuragico, il bronzetto oggi esposto nel Museo Archeologico “Ferruccio Barreca” di Sant’Antioco, è testimone del passato più remoto della storia del Sulcis Iglesiente.

Non ha avuto vita facile, il bronzetto raffigurante un’arciere nuragico: fu infatti trafugato illegalmente nel sito archeologico di Grutta de Acqua, nella parte sudoccidentale dell’isola di Sant’Antioco, da un esperto tombarolo, noto con lo pseudonimo “Il Nibbio”: costui morì accidentalmente e venne ritrovato con 100 milioni di lire nelle tasche della giacca, ma riuscì a portare il bronzetto in Svizzera, per la precisione a Basilea; in seguito, l’ arciere nuragico dovette attraversare il mare, ma non il nostro Mediterraneo: attraversò l’Oceano Atlantico per giungere al Museum of Modern Arts di Cleveland, nell’Ohio, che lo acquistò illecitamente nel 1991, facendone addirittura il suo emblema.
arciere03L’arciere nuragico rimase nelle sale del Museo di Cleveland per circa 20 anni, circondato da altri capolavori del genio umano quali le tele di Cèzanne, Degas, Monet e Caravaggio. Ma grazie alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, sotto la coordinazione del Generale Giovanni Nistri e condotte dal Luogotenente dei Carabinieri Roberto Lai, originario di Sant’Antioco, si aprì la strada che avrebbe permesso di recuperare il bronzetto e altri reperti sottratti illecitamente alla collettività e allo studio della comunità scientifica. Venne infatti aperto un canale di comunicazione tra l’Italia e gli Stati Uniti e grazie ad un accordo che vide come protagonisti il Ministero dei Beni Culturali e l’Avvocatura di Stato da una parte e, dall’altra, il Museo della città dell’Ohio, che permise all’arciere nuragico di tornare alla sua isola di provenienza.
Cosa può raccontarci, quest’antico bronzetto raffigurante un arciere nuragico, in posizione orante e quindi di saluto alla divinità, appartenente alla Sardegna preistorica, di quella cultura ancora oggi tanto misteriosa? Purtroppo, non provenendo da scavo stratigrafico, viene datato per convenzione alla prima metà del X secolo a.C.; è alto 22 cm ed è stato sicuramente realizzato con la tecnica della fusione a cera persa. Analizzandolo nei dettagli, notiamo che è equipaggiato con armi da difesa e offesa: innanzitutto, il suo arco, lungo e massiccio tenuto con la sinistra e poggiato alla spalla, mentre il suo capo è coperto da un elmo dotato di due lunghe corna che si uniscono al loro apice. Sulla schiena troviamo la faretra e un’altra arma che potrebbe trattarsi di una daga o, più probabilmente, un’accetta. Inoltre indossa un corpetto corazzato che protegge il tronco, le spalle e parte delle braccia, mentre l’avambraccio sinistro è protetto da un brassard, indumento obbligatorio per un arciere poiché gli consente di evitare lesioni date dal colpo di sagola della corda, una volta scoccata una freccia. Non porta degli schinieri alle gambe, ma indossa semplici calzoni o brache corti.
Da questi elementi possiamo pensare che l’arciere nuragico fosse dotato di questa “uniforme” e di questo corredo, nel periodo che va tra il X e il VII secolo prima di Cristo.laghetto-grutta-'e-acqua
Ma quale motivo spingeva il popolo nuragico a creare questi bronzetti? E’ opinione degli studiosi che questi avessero carattere religioso: venivano realizzate per domandare una guarigione o per ringraziare la divinità di una grazia ricevuta; più raramente, i bronzetti sarebbero stati rinvenuti in luoghi funerari, rappresentando quindi una possibile richiesta di protezione per il parente defunto da parte dei suoi cari o di una rappresentazione dell’inumato.
Essendo stato trafugato illegalmente, non sappiamo in quale monumento, di quelli che compongono il l’area archeologica di Grutta de Acqua, sia stato rinvenuto il bronzetto dell’arciere nuragico: è sicuramente suggestivo pensare che fosse collocato nel tempio a pozzo, sede di celebrazioni religiose, legate in particolar modo alle fasi lunari.

Articolo redatto dalla cooperativa: Destinazione sulcis. “escursioni alla scoperta del sud-ovest sardo”

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Redazione

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